domenica, 12 ottobre 2008
friend-webGenova Salone Nautico 2008

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(...) cado sugli spini della vita, sanguino. E poi? Cado sugli spini della vita, sanguino, E dopo? Mi faccio portare a letto, mi prendo una breve vacanza, ma dopo pochissimo tempo ricado su quegli stessi spini, compiacendomi del dolore, o soffrendo di gioia - e vattelapesca qual è la combinazione di queste cose! Che cosa c'è di buono, che bene duraturo c'è in me? Non c'è dunque altro tra la nascita e la morte che quello che riesco a tirar fuori da questa perversità - solo un bilancio attivo di emozioni disordinate? Niente libertà? Solamente impulsi? E allora, tutto il bene che ho nel cuore - non significa niente, dunque? E' solo una presa in giro? Una falsa speranza che fa provare a un uomo l'illusione del valore? Così lui va avanti a battersi. Ma questo bene non è fasullo. Io lo so che non è fasullo. Lo giuro.
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Io ho intenzionalmente letto male il mio contratto. Non sono mai stato il proprietario di me stesso, ma soltanto un oggetto in prestito. Evidentemente continuo a credere in Dio. sebbene mi rifiuti di ammetterlo. Ma cos'altro può spiegare la mia condotta e la mia vita? Perciò tanto vale  che riconosca come stanno le cose, non foss'altro perchè altrimenti non posso neppure venir descritto. Il mio comportamento implica che c'è una barriera contro la quale ho spinto tutta la mia vita, fin dall'inizio, con la convinzione che fosse necessario spingere, e che qualche cosa ne dovesse risultare. Forse, che riuscissi a un dato momento a passare dall'altra parte. Devo aver sempre avuto questa idea. E' la fede? O è semplicemente un atteggiamento infantile, come quando ci si aspetta di essere amati perchè si fa bene il compito? E se stai proprio cercando una spiegazione psicologica, ebbene sì: è infantile e classicamente depressivo.
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Saul Bellow - Herzog
postato da: cervellatore alle ore 19:11 | Permalink | commenti (2)
Commenti
#1   13 Ottobre 2008 - 17:56
 
è una istantanea di quegli attimi in cui, tra una crepa e l'altra in cui la vita quotidiana si fessura, alloggiamo in noi la depressione, la stanchezza di vivere senza farci convinti che niente di ciò che facciomo serve in realtà a modificare alunché.Tutto perdura uguale e desolatamente senza mutare la radicale ignoranza dell'uomo, le sue passioni fulminanti e le sue crisi di impotenza, la collera e l'ignavia. Tutto resta, uno schianto addosso ad un muro che nemmeno si vede ed è la vita stessa,dentro cui una pro-cessione di innumerevoli morti. Eppure, la tragica ostinazione, dentro quelle stesse fessure mostra qualcosa a cui possiamo ap-pigliarci per "salire" il cielo in cielo,dove già siamo, ma che dobbiamo ridisegnare, di tratto in tratto dentro noi. Ciao Lucio, bacio,ferni
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#2   13 Ottobre 2008 - 20:00
 
Moses Herzog è un ebreo americano molto arrabbiato: professore universitario quarantacinquenne, abbandonato dalla seconda moglie, lontano dai due figli, vive solo nella sua casa di campagna e passa il suo tempo a scrivere lettere che non spedirà mai. Scrive a chiunque: ad amici, colleghi, parenti, politici, filosofi alla moda, case editrici, e poi a se stesso, e perfino a Dio. (...)

dal retro di copertina di Herzog di Saul Bellow

Sto leggendo questo libro ... è pieno di spunti ... pieno di vita,.. anche della nostra!

Ridisegnare, di tratto in tratto dentro di noi !!! ben detto ferni. Bacio.L.
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